Oppidum du Mont Vully

Sito Cantone di Friburgo · Distretto: Lac · Sito non abitato (comune di Mont-Vully)
Fa parte del comune di Mont-Vully

Origine del nome Oppidum du Mont Vully

L'oppidum prende il nome dal Mont Vully, in tedesco Wistenlacherberg, la cui cima si chiama Plan Châtel. La regione del Vully compare già nel 968 nella forma « in pago Wisliacense ».[1][6]

Fondazione di Oppidum du Mont Vully

Alla fine dell'età del Ferro gli Elvezi, probabilmente quelli del pagus dei Tigurini, fortificano la parte orientale del Mont Vully, collina di 653 m che domina il lago di Morat e l'estremità del lago di Neuchâtel. Verso il 124 a.C. tagliano la collina, a ovest della cima, con un bastione rettilineo di 600 m, proteggendo così circa 50 ettari. Il sito non era una città in senso stretto, piuttosto una piazzaforte o un luogo di riunione, forse per tutta la regione dei Tre Laghi. Un conio monetale per quinari d'argento con la legenda KALETEDV sottolinea questo ruolo politico.[1][3][4]

Storia di Oppidum du Mont Vully

Mesolitico e Neolitico. Alcune selci lavorate e due asce in pietra levigata restano sul monte.[1]

Età del Bronzo. Resti del Bronzo medio si trovano a Plan Châtel. Nel Bronzo finale un primo bastione sbarra il versante occidentale, poi viene distrutto da un incendio.[1][2]

Epoca di Hallstatt. Il monte è di nuovo occupato.[1][2]

Verso il 124 a.C.. Un disboscamento, datato con la dendrocronologia, precede la costruzione del grande bastione elvetico.[3][4]

Verso l'80 a.C.. Un incendio distrugge la fortificazione, che viene abbandonata e mai ricostruita (verso l'80-70 a.C.). A lungo si è collegato questo incendio alla partenza degli Elvezi guidati da Divicone, nella primavera del 58 a.C., ipotesi oggi abbandonata.[1][2][3][4]

I-II secolo d.C.. Un'occupazione limitata si insedia sulle rovine del bastione.[1]

1892-1893. Una moneta, probabilmente un potin sequano, viene trovata « sul monte ».[2]

1959-1964. Hans Rudolf Rohrer e Hans Tschachtli eseguono sondaggi nel 1959-1960, poi Rudolf Degen scava il primo bastione nel 1964.[2]

1977-1987. L'associazione Pro Vistiliaco è fondata il 30 aprile 1977, su iniziativa di Olivier Reverdin, Hans-Georg Bandi e Hanni Schwab. Dal 1978 al 1987 scavi finanziati dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica esplorano il bastione e Plan Châtel, sotto la direzione di Hanni Schwab, poi di Gilbert Kaenel con Philippe Curdy.[1][2]

1994-2000. Prospezioni con il metal detector di Romano Agola restituiscono una sessantina di monete celtiche.[2]

2001-2002. Michel Mauvilly conduce uno scavo complementare. Un tratto di circa 15 m del bastione è ricostruito e inaugurato l'11 maggio 2002.[2][4]

2004. Il Servizio archeologico dello Stato di Friburgo pubblica il bilancio delle ricerche svolte dal 1978 al 2003.[2][3][4]

Luoghi storici di Oppidum du Mont Vully

Bastione ricostruito. Un tratto di circa 15 m del bastione a pali frontali, con il paramento in pietra a secco, è stato ricostruito nel 2001-2002.[2][3][4]

Plan Châtel. La cima del Mont Vully, a 653 m, si erge tra i laghi di Neuchâtel, di Morat e di Bienne.[1][4]

Vestigia di Oppidum du Mont Vully

Bastione dell'oppidum. Bastione a pali frontali lungo 600 m, alto circa 5 m, a ovest di Plan Châtel e 120 m più in basso. Pali di quercia distanziati di 3,5 m reggevano un paramento in pietra a secco, con un terrapieno di 20-30 m dietro e un fossato davanti. Un rifacimento ne raddoppiò la facciata. Bene culturale d'importanza nazionale.[1][3][4][5]

Porta e torri. Una porta ad ali rientranti, affiancata da due torri, apriva il bastione. Una delle torri ha restituito ceramica, perle di vetro, monete di potin, fibule e attrezzi, che datano l'occupazione dal 120 all'80 a.C. circa.[1][2]

Pianoro Sur les Planches. A sud, questo pianoro che domina il lago di Morat ospitava probabilmente l'abitato. Una porta sud vi è stata scavata nel 1982.[1][2][4]

Fonti

  1. Dictionnaire historique de la Suisse, « Vully, Mont » (Gilbert Kaenel), version du 04.10.2016
  2. Gilbert Kaenel, Philippe Curdy, Frédéric Carrard, « L'oppidum du Mont Vully. Un bilan des recherches 1978-2003 », Archéologie fribourgeoise 20, Service archéologique de l'État de Fribourg, 2004
  3. Inventaire PBC, fiche « Mont-Vully, oppidum helvète » (KGS 02361)
  4. Association Pro Vistiliaco, « L'oppidum »
  5. Office fédéral de la protection de la population, « Révision Inventaire PBC 2021 : liste cantonale, canton de FR » (état au 1.1.2026)
  6. Dictionnaire historique de la Suisse, « Vully » (Nicole Meystre-Schaeren), version du 05.01.2015

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