Stemma di Champéry

Champéry

Cantone di Vallese · Distretto: Monthey · 1'413 abitanti (31.12.2025, dato provvisorio UST)
Veduta di Champéry
Foto: Roland Zumbühl, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons · Stemma: Pubblico dominio

Origine del nome Champéry

La forma « Champery » è attestata nel 1286. Una menzione più antica, « champeirie » nel 1180, è da confermare. Il nome unirebbe un nome di persona latino, « campărĭus » (la guardia campestre), al suffisso di origine celtica -acum, e designerebbe il podere di una famiglia, ma non è accertato. L'etimologia popolare vi vede il « campo » (champ) di un certo Péry, raffigurato nello stemma. In patois il comune si chiamerebbe « Tsanpirey ».[1]

Fondazione di Champéry

Champéry è un villaggio di strada circondato da un insediamento sparso, nell'alta Val d'Illiez, al confine con la Francia. Vi sono state trovate una zappa neolitica e monete romane, e la valle sarebbe stata popolata all'epoca delle grandi migrazioni. Nel Medioevo i feudi della Val d'Illiez erano suddivisi tra diversi vassalli nobili dei conti di Savoia, tra cui gli Châtillon-Larringes, gli Arbignon e i Montheolo. Gli abitanti godevano di una certa autonomia, che dovettero difendere dopo l'arrivo degli Altovallesani nel 1536. Riscattarono gli oneri feudali nel 1715. A lungo unito alla comunità di Val-d'Illiez, Champéry se ne separa nel 1839 e diventa parrocchia nel 1854.[1]

Storia di Champéry

1286. Menzione « Champery ».[1]

1436. Menzione della cappella di Saint-Théodule, dipendente dalla parrocchia di Val-d'Illiez.[1]

1536. Dopo la conquista del Basso Vallese da parte degli Altovallesani, gli abitanti difendono i loro privilegi, tra cui il diritto di proporre il candidato alla carica di castellano e l'amministrazione dei beni comunali.[1]

1715. La popolazione riscatta gli oneri feudali.[1]

1723. La cappella riceve un proprio rettore.[1]

1725. Costruzione della cappella in stile barocco. Il suo campanile isolato è conservato.[1]

1790. Rivolta contro i balivi altovallesani di Monthey, che fa di Pierre-Maurice Rey-Bellet, il cui ruolo è stato sopravvalutato, un eroe locale.[1]

1839. Champéry si separa da Val-d'Illiez e diventa un comune indipendente.[1]

1851. Intere famiglie emigrano in Algeria, poi in Argentina nel 1861.[1]

1854. Champéry diventa parrocchia.[1]

1857. Costruzione del primo albergo, che sarebbe l'Hôtel de la Dent-du-Midi.[1]

1865. Il completamento di una strada favorisce un rapido sviluppo del turismo.[1]

1898. Costruzione di una nuova chiesa. Un'altra costruzione segue nel 1966.[1]

1969. Champéry parteciperebbe alla creazione del comprensorio sciistico delle Portes du Soleil. Il progetto di collegamento presentato nel 1964 all'Esposizione nazionale di Lausanne comprendeva già Champéry.[5]

Popolazione di Champéry

Fonti e riferimenti: [1][2]

Popolazione di Champéry
1798405
1850619
1860503
1900704
1950861
20001'107
20251'413

Luoghi storici di Champéry

Campanile barocco. Torre isolata della cappella di Saint-Théodule costruita nel 1725, conservata dopo la demolizione del vecchio edificio. Con la casa detta la cure, questo campanile è un bene culturale d'importanza regionale. Sarebbe protetto dal 1974.[1][4]

Chiesa di Saint-Théodule. La cappella menzionata nel 1436 è stata sostituita dall'edificio barocco del 1725, poi da nuove costruzioni nel 1898 e nel 1966.[1]

Hôtel de la Dent-du-Midi. Primo albergo del villaggio, costruito nel 1857 e dal nome non sicuro, punto di partenza del turismo a Champéry.[1]

Vestigia di Champéry

Ritrovamenti antichi. Una zappa neolitica e monete romane sono state scoperte sul territorio comunale.[1]

Fonti

  1. Dictionnaire historique de la Suisse, « Champéry » (Fabrice Clément, version de 1998 remaniée le 24.05.2005, version allemande)
  2. Office fédéral de la statistique (OFS), STATPOP, chiffres provisoires au 31.12.2025, via citypopulation.de
  3. geo.admin.ch, recherche de lieux (coordonnées)
  4. Office fédéral de la protection de la population (OFPP), Inventaire PBC, liste cantonale du Valais (objets A et B, état au 1.1.2026)
  5. Les Portes du Soleil, « A human story » (histoire du domaine depuis 1964)

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